Villa Lancellotti è una delle sei storiche ville tuscolane situate a Frascati, nei pressi del pittoresco Parco dell’Ombrellino, e fa parte della Rete delle Dimore storiche del Lazio. La storia di questa villa si distingue nettamente da quella delle altre residenze aristocratiche dell’epoca papalina nella zona di Frascati.

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Nel 1582, Silvio Antoniano, segretario del Collegio Cardinalizio, donò un appezzamento di terreno a Frascati alla Congregazione dell’Oratorio, fondata da Filippo Neri e conosciuta anche come “dei Filippini”. Su questo terreno, grazie all’opera del confratello laico Antonio Sala, fu costruita una semplice residenza di campagna chiamata Villa della Croce. Questa villa, destinata a ospitare i membri della Congregazione durante la convalescenza, era strutturata su due piani: il piano terra comprendeva la cucina, la cantina ed un ampio spazio centrale per le carrozze, mentre al piano superiore si trovava un grande salone circondato dalle stanze e una piccola cappella.

Dopo la scomparsa di Filippo Neri, il cardinale Cesare Baronio donò ulteriori terreni agli Oratoriani. Tuttavia, impegnati nella costruzione della Chiesa Nuova e con risorse limitate, i Filippini affittarono la villa al cardinale Alfonso Visconti. Quest’ultimo ampliò la struttura, trasformandola da semplice residenza in un vero e proprio palazzo, aggiungendo una loggia a tre arcate e due ali simmetriche con sei stanze ciascuna. Visconti commissionò anche affreschi per le volte delle sale al piano terra, con temi biblici e allegorici, realizzati da Cherubino Alberti intorno al 1606. Tuttavia, alla morte del cardinale nel 1608, i lavori furono interrotti e la Congregazione, incapace di sostenere i costi, fu costretta a vendere la villa.

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La proprietà passò dapprima al duca Mario Mattei, poi al duca Ferdinando Gonzaga, e infine, nel 1617, al banchiere pisano Roberto Primi, legato alla famiglia Borghese e tesoriere di Papa Paolo V. A Primi si deve la creazione del “teatro delle acque” nel giardino, ispirato a quello di Villa Mondragone, anche se meno sfarzoso rispetto a quello di Villa Aldobrandini. La villa rimase nella famiglia di Primi attraverso il matrimonio di sua figlia Caterina con Silvio Piccolomini, la cui discendenza mantenne la proprietà fino al 1840, quando fu venduta al barone Francesco Melherm di Baviera.

Nel 1866, la villa passò a Elisabetta Aldobrandini, moglie di Filippo Massimo Lancellotti, che avviò importanti lavori di restauro e consolidamento, intervenendo sia sul ninfeo sia sulle decorazioni pittoriche interne. Tra i vari interventi, la volta della sala al pianterreno fu decorata nel 1873 da Angelini e Forti con scene tratte dalla storia della famiglia Lancellotti, conferendo alla villa il suo aspetto attuale.