Villa Aldobrandini
Papa Clemente VIII Aldobrandini decise di donare la villa al suo nipote prediletto, il cardinale Pietro. Per la progettazione dell’edificio, si affidò all’architetto Giacomo della Porta, che era stato allievo di Michelangelo. Lavori successivi, come quelli idraulici per il ninfeo, furono portati a termine da Carlo Maderno e Giovanni Fontana. La villa rimase di proprietà della famiglia Aldobrandini fino al 1681, quando, alla morte di Olimpia Aldobrandini, sposata con Camillo Pamphili, passò alla famiglia Pamphili. Nel 1760, con l’estinzione della famiglia Pamphili, la villa fu acquistata dai Borghese nel 1769, dopo aver attraversato diverse vicissitudini.

Nel 1837, la villa ritornò agli Aldobrandini. La struttura presenta una facciata nord, che guarda verso Roma, caratterizzata da un aspetto sobrio ed austero. Questa disposizione, comune nelle Ville Tuscolane, vede la facciata settentrionale orientata verso Roma, con un aspetto severo, forse pensato per mascherare agli occhi del popolo la sfarzosità della vita papale. Sul lato sud, rivolto verso il monte Tuscolo e lontano dagli sguardi indiscreti, l’edificio si mostra più complesso e articolato. Qui è evidente la suddivisione in piani: al primo piano si trovano il salone centrale e le stanze decorate con affreschi del Cavalier d’Arpino; il piano intermedio, con una caratteristica finestra “serliana” (una struttura a tre aperture, con quella centrale arcuata e le laterali architravate), ospita il salotto privato e la cappella di famiglia. Il piano superiore, conosciuto come altana, era destinato al guardaroba e alle stanze di Clemente VIII, vicine a quelle del cardinale Pietro. Le piccole finestre visibili anche sul lato nord appartenevano ai mezzanini dove alloggiava la servitù. Le cucine e le dispense, situate nel piano interrato, erano progettate in modo da non disturbare gli ospiti con rumori o odori indesiderati, mentre il fumo veniva espulso attraverso le due torri laterali. Dalla finestra centrale “serliana” era possibile godere della vista del ninfeo e dei suoni prodotti dalle fontane. Dopo la morte di Giacomo della Porta nel 1602, Carlo Maderno e Giovanni Fontana completarono il “teatro delle acque”.
Il ninfeo Aldobrandini è un esempio rappresentativo del gusto dell’epoca per i giardini all’italiana, arricchiti da giochi d’acqua, statue e strumenti musicali. Le cinque grandi nicchie dell’esedra erano dedicate alla celebrazione del papa come restauratore della pace e nuovo Ercole del mondo cristiano. La nicchia centrale ospitava un gruppo scultoreo di Atlante e Tantalo, opera di Jacques Sarrazin (1620-1621), originariamente affiancato da figure di Esperidi ed Ercole che assiste Atlante, mentre Tantalo, condannato a un’eterna immersione, emergeva dal basso. Ai lati si trovavano sculture di una divinità fluviale con due ninfe e una ninfa con due divinità fluviali. Polifemo, che suona la siringa, e il Centauro con la buccina, posti alle estremità, introducono il tema musicale che è sviluppato soprattutto nella Stanza di Apollo, riccamente affrescata tra il 1616 e il 1618 con storie di Apollo da Domenichino e dai suoi collaboratori. (Otto dei dieci dipinti originali furono trasferiti alla National Gallery di Londra nel 1958 e sostituiti nel 1970 con paesaggi di S. Pancioni). La volta del ninfeo, dominata da una scultura in legno policroma raffigurante Apollo e le Muse sul Parnaso, opera di J. Sarrazin e G. Anguilla, è decorata con affreschi a tema pergolato realizzati da Domenico Cresti, detto “Passignano”.

Il teatro d’acqua è il centro di una complessa serie di giochi acquatici che culminano in una cascata a gradini, fiancheggiata da colonne tortili. Al centro dell’esedra, in una fontana circolare, originariamente si trovava un gruppo scultoreo raffigurante un leone che azzanna una tigre, poi sostituito da un leone che azzanna un cinghiale. All’interno della villa, il Cavalier d’Arpino dipinse nel 1603 i soffitti di cinque sale con scene tratte dalla Bibbia, che offrono esempi di virtù, in chiaro riferimento al committente. Gli affreschi raffigurano episodi come Davide e Golia, Abigail e Davide, Jael che uccide il capitano dei Cananei, e Giuditta con la testa di Oloferne. In un’altra sala, il soffitto è decorato con affreschi che rappresentano la Creazione, il Peccato Originale e la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso, celebrando il nuovo ruolo centrale del paesaggio, che non è più solo sfondo, ma partecipa attivamente agli eventi, anche quando è solo accennato, in uno stile tipico del pittore.