Immersa nello scenario incantevole dei Castelli Romani, Villa Mergè a Frascati rappresenta un connubio armonioso tra la ricchezza di una storia secolare e la vitalità di una fiorente azienda agricola biologica. Un luogo dove il tempo sembra scorrere al ritmo della natura, e dove la passione della famiglia Mergè si tramanda di generazione in generazione.

L’Eredità Agricola: Tradizione e Innovazione Biologica

La vocazione agricola della tenuta Mergè affonda le sue radici nel 1925, quando il Barone Mario Mergè trasformò la proprietà di famiglia, risalente al Seicento, in un’azienda dedicata all’olivicoltura. Da allora, gli ulivi secolari sono il cuore pulsante della tenuta, donando un olio extravergine d’oliva di qualità superiore, espressione autentica del territorio.

Oggi, il testimone è passato con passione al figlio Massimo e al nipote Patrizio Mario. In un armonioso cambio generazionale, essi perpetuano il rispetto per le tradizioni e il profondo legame con la terra, proiettando l’azienda verso un futuro sostenibile. L’impegno costante è rivolto al mantenimento dell’integrità del terreno, alla salvaguardia della biodiversità e all’eccellenza del prodotto. A testimonianza di questa filosofia, dal 2019 l’intera tenuta ha intrapreso con successo la conversione al regime biologico.

Un Viaggio nella Storia: Il “Palazzetto” e le Sue Origini

Conosciuta come “Palazzetto”, Villa Mergè sorge nella zona orientale di Frascati, a breve distanza dal celebre Portale delle Armi e ai confini degli antichi possedimenti Borghese. Questa vicinanza aveva alimentato una tradizione orale, non suffragata da documenti, che la voleva parte dei beni del Cardinale Camillo Borghese (futuro Papa Paolo V) e da lui donata a Vittorio Merolli. Un’altra ipotesi, anch’essa priva di riscontri documentali, vedeva lo stesso Merolli come committente.

Studi più recenti hanno tuttavia svelato una storia diversa e affascinante. Sembra ormai accertato che il vero committente del Palazzetto fu Domenico Menti, tesoriere del Duca di Bracciano. Fu lui, nel 1634, a far erigere “ex novo domum in eius villa posita in agro Tuscolano” sulle preesistenze di una villa appartenuta alla gens Annea al Tuscolo. Il progetto fu affidato al rinomato architetto Francesco Peparelli.

Nel corso dei secoli, la proprietà passò attraverso diverse mani illustri: dal ricco banchiere portoghese Luigi Gomez al cognato Gabriele Fonseca, anch’egli portoghese. Nel 1818 divenne possedimento dei Dandini de Sylva, per poi passare alla famiglia Mastrofini e, infine, giungere alla famiglia Mergè, originaria dell’Auvergne, che con orgoglio la custodisce ancora oggi.

Architettura e Arte: Testimonianza dell’Eleganza Tuscolana

Il Palazzetto fu concepito come residenza estiva per la nobiltà romana, in cerca di refrigerio dalla calura estiva della capitale. La sua architettura riflette le caratteristiche più pure e primitive delle ville tuscolane, antecedenti alle trasformazioni e agli ampliamenti settecenteschi. Insieme al “Casino Pescatori”, Villa Mergè rappresenta uno dei due soli esempi superstiti che conservano l’autentica disposizione planimetrica della villa tuscolana originaria, un vero scrigno di storia architettonica.

All’interno, i due piani nobili custodiscono preziosi cicli pittorici, la cui attribuzione riconduce al celebre artista Agostino Tassi e alla sua bottega, testimoniando il fasto e il gusto artistico dell’epoca.