Villa Falconieri è la più antica tra le Ville Tuscolane. La sua costruzione iniziale è attribuita a Monsignore Alessandro Rufini, vescovo di Melfi dal 1548 al 1574. Tuttavia, la villa assunse la sua forma finale grazie ad Alessandro Farnese, che sarebbe poi divenuto Papa Paolo III. Farnese, attorno al 1520, fu vescovo della diocesi di Tuscolo, che includeva il territorio strategico di Frascati, vicino a Roma. Per questo motivo, intraprese un’azione di rinnovamento a Frascati, completata nel 1540. Nel 1548, grazie ai favori del Papa ed all’intercessione di suo fratello Mario, Alessandro Rufini ricevette un appezzamento di 4,5 rubbi di terra, confinante con la villa e noto come “della Maddalena”, dal nome di una piccola cappella che fu demolita per consentire l’ampliamento della villa.

Copyrights IRVIT – www-irvit.it

Nel 1563, a causa di problemi finanziari, la famiglia Rufini fu costretta a vendere la villa, che passò nelle mani di varie famiglie nobili romane. Dal 1563 al 1573 appartenne a Francesco Cenci, poi alla famiglia Sforza dal 1573 al 1587, e successivamente al cardinale Giovanni Vincenzo Gonzaga fino al 1603, quando passò al cardinale Montalto. Questi proprietari apportarono diverse modifiche alla villa, aggiungendo un nuovo edificio alla struttura originale, che divenne poi l’ala destra del palazzo progettato da Borromini; i lavori furono completati intorno al 1620.

Nel 1628, la villa, conosciuta come “la Rufina”, fu acquistata da Orazio Falconieri. La bellezza della villa contribuì a rafforzare la posizione sociale della famiglia Falconieri a Roma, una famiglia di origine fiorentina. Tuttavia, fu Paolo Francesco Falconieri, figlio di Orazio, a determinare una svolta significativa nella storia della villa, avviando un rifacimento totale dell’edificio e delle sue decorazioni. Nel 1733, il cardinale Alessandro Falconieri iniziò una radicale trasformazione dei giardini e delle aree circostanti, fino ad allora lasciate in uno stato naturale. I lavori proseguirono fino al 1739. Alla morte del cardinale nel 1734, la proprietà rimase alla famiglia Falconieri fino all’estinzione della linea familiare, avvenuta intorno al 1865. Successivamente, la villa passò in eredità al conte Luigi Falconieri Carpegna, e fu poi venduta al principe Aldobrandini Lancellotti. In seguito, la villa venne ceduta ai Trappisti delle Tre Fontane e nel 1905 fu acquistata dal barone Mendelssohn Bartholdy, diventando un importante punto di incontro per la comunità tedesca a Roma. Successivamente, Mendelssohn Bartholdy donò la villa all’imperatore di Germania Guglielmo II, che la restaurò e ne fece la sede di una scuola tedesca di belle arti. Dopo la Prima Guerra Mondiale e la sconfitta dell’Impero tedesco nel 1918, la villa fu requisita dal Governo italiano. Tra il 1925 e il 1928, fu utilizzata dalla Direzione Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione.

Nel 1928, Villa Falconieri passò al Ministero degli Esteri e nel 1944 fu occupata dal comando tedesco, subendo gravi danni a causa di un bombardamento. Tra il 1945 e il 1959, la villa fu restaurata e divenne la sede del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE), un ente autonomo sotto la vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione.

Copyrights IRVIT – www-irvit.it

Originariamente conosciuta come “la Rufina” e brevemente chiamata “la Maddalena”, la villa assunse il nome definitivo di Villa Falconieri. Nel salone centrale, il soffitto presenta al centro l'”Omaggio a Venere“, raffigurata mentre Nettuno le offre i frutti del mare, come perle e coralli. Ai lati, nelle lunette superiori, sono dipinti alcuni membri della famiglia Falconieri, ritratti con abiti e acconciature tipiche degli anni ’60 e ’70 del XVII secolo. Le pose e l’eleganza dei modi si collocano nel contesto della ritrattistica aulica di corte, di cui Carlo Maratta fu uno dei principali esponenti. Nonostante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, questi affreschi sono in parte sopravvissuti e sono stati attribuiti al pittore Niccolò Berrettoni da Macerata, allievo di Maratta.

La sala del “Ratto di Orizia” introduce un tema “allegorico” nella decorazione pittorica, con la personificazione delle quattro stagioni attraverso figure della mitologia romana e greca. Proserpina rappresenta l'”Inverno“, la stagione in cui la natura sembra andare in letargo. Il pittore Ciro Ferri lavorò in questa sala e in altre due, tra cui quella dedicata all'”Autunno“, rappresentato con una scena di “Corteo Bacchico”. Qui Bacco, il dio del vino, è circondato da satiri, menadi, putti, e altri personaggi tipici che lo accompagnano nelle sue feste, mentre sullo sfondo si svolge la vendemmia, con tini e pampini d’uva. L’ultima sala della villa, dedicata alla “Primavera“, è considerata un capolavoro di scenografia e illusionismo prospettico, con la dea Flora raffigurata sul soffitto, ornata di ghirlande di fiori. In questa sala, Ciro Ferri esprime uno stile più maturo, tipico della sua fase tarda (anni ’80 del XVII secolo), avvicinandosi maggiormente al gusto Rococò per la grazia e l’eleganza delle figure.